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BEER MAIDEN UK (Seventh Beer of a Seventh Brewery) Part I

BEER MAIDEN UK (Seventh Beer of a Seventh Brewery) Part I

“Seven deadly sins
Seven ways to win
Seven holy paths to hell
And your beer trip begins

Seven downward slopes
Seven bloodied hopes
Seven are your burning fires
Seven your beer desires”

L’11 aprile del 1988 gli Iron Maiden pubblicano il loro settimo lavoro, intitolato “Seventh Son of a Seventh Son”, concept album incentrato sul tema del misticismo. Infatti la figura del settimo figlio di un settimo figlio è una figura leggendaria che si ritrova in saghe di diversi paesi, dove il protagonista è dotato di poteri magici e capace di imprese epiche. Il masterpiece rappresenta a detta di molti l’ultimo grande capolavoro della Vergine di Ferro, anche se ai tempi della sua uscita, così come quella del suo predecessore “Somewhere in Time”, aveva segnato una netta frattura tra i fan più datati della band e quelli di nuova generazione. In particolar modo l’utilizzo di guitar synth e la volontà di voler ricreare sonorità più prog erano, a detta di molti vecchi fan, la dimostrazione del voler abbandonare le sonorità heavy che avevano segnato il successo della band londinese dagli esordi fino alla grande consacrazione mondiale, ottenuta con la pubblicazione dell’album “Powerslave”. Infatti il “World Slavery Tour” aveva visto la band impegnata in un vero e proprio tour de force, tenendo gli artisti lontani da casa per molto tempo e vedendoli protagonisti di show leggendari, anche in paesi mai raggiunti prima da nessuna band come quelli della ex cortina di ferro.

Ma torniamo a “Seventh Son of a Seventh Son”.

Dopo la pubblicazione dell’album la band partì subito per un tour promozionale, denominato Seventh Tour of a Seventh Tour, che prese d’assalto in primis il nuovo continente, poi l’Europa ed infine il Regno Unito, concludendosi il 12 dicembre a Londra. Di questo tour verranno ricordate in particolar modo due esibizioni della band capitanata da Mr. Steve Harris e da Sir. Bruce Dickinson: quella tenutasi il 20 di Agosto come headliners del “Monsters of Rock” di Castle Donington in Inghilterra, e quella del 27 novembre 1988 al National Exibition Center di Birmingham, durante il quale venne registrato “Maiden England”. Queste date rappresentano anche le ultime con la partecipazione di Adrian Smith prima di lasciare la band, intenzione già annunciata l’anno precedente con il testo dell’immortale “Wasted Years”.

Adesso veniamo a noi: il nostro “Seventh Beer of a Seventh Brewery” ha inizio proprio nella City, città natale dei Maiden, dove avevano concluso il loro original Seventh tour.

Più precisamente siamo nel 2014 e il nostro viaggio inizia dal quartiere di Gipsy Hill. Per celebrare il compleanno di chi scrive (27 novembre), viene organizzato un week end in compagnia di amici nella City alla scoperta di nuove birrerie. Nel mondo underground, alias beer geek, si incominciava a vociferare di un nuovo birrificio nato qualche anno prima e con sede nel quartiere di Gipsy Hill, quasi omonimo del famoso Notting ma sconosciuto ai più se non per essere vicino al Crystal Palace Park. Mi viene da dire chi cazzo conosce Crystal Palace Park o chi cazzo va a Londra a visitare Crystal Palace Park, comunque per noi anche amanti del football rappresenta un luogo di pellegrinaggio in quanto la squadra locale negli anni ’80 era tra le top del calcio londinese e britannico.

Bene, dopo aver sbevazzato in qualche Pub nei dintorni dello stadio, ci dirigiamo alla Tap Room del birrificio Gipsy Hill con sede al 160 di Hamilton Road.

Il birrificio nasce nel 2013 per volere di Charlie Show, ex giornalista finanziario,  il quale riceve in dono da amici per il suo trentesimo compleanno uno starter kit da homebrewer. Da lì a trasformare un gioco in passione e a farne diventare una attività il passo è breve. Nel 2014, anno della nostra visita, il birrificio contava 3 dipendenti, 4 tank di fermentazione e una capacità produttiva di 500hl/anno. Le prime birre messe in produzione furono la Southpaw e la Beatnik e venivano prodotte per il 90% in cask da consumarsi nei pub della zona e nella tap room del birrificio, che si presentava nel più classico degli ambienti industrial tanto di moda in quegli anni con sedute improvvisate (bancali di legno e cask), i classici lampioni “da logistica” e un piccolo stand all’esterno, per i più affamati, che proponeva piatti a base di maiale. Non che in realtà ci importasse poi molto della parte estetica, quello che più ci importava era la sostanza, cioè la birra. 

Fin da subito ci sorprese la scelta controtendenza di proporre poche birre, ma con grande attenzione ai particolari. Le birre prodotte all’inizio dal birrificio erano classiche, basate su ricette della tradizione, soprattutto per la parte riguardante i malti, ma con un tocco innovativo dato dall’utilizzo e dalla sperimentazione di nuovi luppoli. Le birre in sostanza erano fresche, di grande bevuta, ma allo stesso tempo lasciavano il palato soddisfatto sorso dopo sorso. Oserei dire le birre da bere tutto il giorno, per tutti i giorni dell’anno. 

Dalla nostra visita tenutasi nel novembre 2014 Gipsy Hill è stato costantemente tenuto sotto osservazione e spesso protagonista delle nostre bevute. Il birrificio ha avuto un’evoluzione naturale iniziata già nel 2015 con la messa in produzione di un loro cavallo di battaglia, la Hepcat, che risulta essere anche la vostra birra preferita e una delle più vendute su Birragogo (in fondo non ci avevamo visto male ai tempi anche se le nostre menti erano offuscate da quella sostanza che chiamano alcool contenuta in minima parte nella birra).

Infatti, nel 2015, oltre alla messa in produzione della Hepcat, il birrificio aumenta la propria produzione, raddoppiandola rispetto all’anno precedente: 1200hl. Il 2017 rappresenta per il birrificio l’anno della svolta, non tanto per la quantità di birra prodotta, ma per la scelta di non produrre più bottiglie e di investire sull’acquisto di una can machine. Oggi Gipsy Hill conta sulla collaborazione di 18 dipendenti, possiede 21 fermentatori e produce più di 8000hl di birra all’anno. Ha investito molto nella logistica, che gli permette di avere magazzini refrigerati per la conservazione del prodotto finito, ora reperibile in tutta Londra ed anche in altri paesi. 

Anche la produzione si è diversificata, infatti nel loro “catalogo” si trovano non solo le loro classic ma anche continue novità one-shot, collaborazioni e soprattutto la parte sour, iniziata nel 2018 con la separazione in magazzini diversi per evitare contaminazioni e l’acquisizione di botti per il barrel project. Di recente i ragazzi di Gipsy hanno anche rivisitato le loro labels, enfatizzando e modernizzando i personaggi che animano le loro birre in modo da renderle facilmente riconoscibili. Le lattine, che sono diventate oggetto di collezionismo in poco tempo, oltre a essere rappresentate da personaggi simpatici vengono anche chiamate con nomignoli legati alla city o a slang di quartiere, come Alleycat, Sleuther, Muse, Beatnik, e tante altre che potete trovare nel nostro catalogo.

Well done, ben fatto, mentre ci sorseggiamo una Hepcat (che è una bella Session IPA con Mosaic, Citra, Ekuanot e Motueka) con in sottofondo “The Evil That Man Do” è giunto il momento di salutarci (per il momento) e di darci appuntamento alla prossima tappa del nostro Seventh Beer of a Seventh Brewery, che ci vedrà protagonisti in quel di Buxton. 

See you next time, from Eddie, from the Boys and from the Breweries!