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BEER MAIDEN UK (Seventh Beer of a Seventh Brewery) Part II

BEER MAIDEN UK (Seventh Beer of a Seventh Brewery) Part II

E con l’urlo “Scream for me Buxton, scream for me!”, sulle note della cavalcata finale di “Hallowed Be Thy Name”, si conclude la seconda tappa del nostro tour “Seventh Beer for a Seventh Brewery”.

Ma facciamo un passo indietro…

Dopo aver passato una bellissima giornata in quel di Gipsy Hill prendiamo un mezzo di trasporto di fortuna, ovvero il trenino più economico della storia dell’umanità (ma nella modernissima Inghilterra esistono ancora i treni a gasolio?!? Ma ti pare???), in direzione contee del nord, e più precisamente Buxton, la città più elevata sul livello del mare del Derbyshire e di tutta l’Inghilterra stessa.

Ma perché scegliere proprio Buxton come nuova tappa del nostro tour? La risposta è in questo piccolo aneddoto che andiamo a raccontarvi.

Qualche anno prima del nostro viaggio, per la precisione nel settembre 2012, mi avventurai in quello che era considerato all’epoca, dalla maggior parte dei beer geek (sempre che già esistessero, i beer geek), un evento imperdibile: il “De Molen Festival” a Bodegraven, piccola cittadina olandese a metà strada fra Rotterdam ed Amsterdam. Il festival, organizzato da uno dei birrifici più hype del momento, ospitava fra i suoi vari stand anche molti birrifici stranieri, spesso di recente apertura e poco conosciuti ai più. 

È così che, per puro caso, sono letteralmente inciampato in un cask di “Axe Edge” e sono venuto a conoscenza dell’esistenza di questo fantastico birrificio: Buxton Brewery. Da quel momento in poi fu sbronza al primo sorso ed amore incondizionato per tutta la produzione dell’antico avamposto imperiale romano.

Tornando a noi: una volta spiegata la fatalità che ci porta in quel di Buxton, non resta che arrivarci…

Il viaggio è lungo e viene attraversata tutta la parte centrale dell’isola britannica prima di arrivare alla porta di accesso del Peak District National Park, più semplicemente conosciuta come città di Buxton.

Una volta giunti a destinazione, in orario alquanto insolito per il nostro show, decidiamo, come delle vere rock star in tour, di acculturarci e di procedere alla scoperta delle bellezze che la cittadina ha da offrire.

Veniamo così a conoscenza del fatto che la città è famosa da secoli per la sua sorgente geotermica, che l’ha resa nota come località termale in tutta l’isola fin dai tempi dei primi insediamenti romani. 

Dopo una breve visita ad un’antica caverna calcarea chiamata “Poole’s Cavern” riteniamo di aver visitato tutto il superfluo, e che sia l’ora di puntare subito allo show, ovvero una degustazione, pinta dopo pinta, delle fantastiche birre di Buxton Brewery.

Buxton nasce, come birrificio, nel 2009, e viene considerato da molti uno dei pionieri della rinascita birraria maiden UK. 

Geoff non si immaginava che la sua prima cotta (di circa 40 litri), prodotta nel freddo e buio garage di famiglia, da lì a poco sarebbe diventata una delle birre più richieste e desiderate dalla clientela anglosassone, la “Axe Edge”. 

Nel corso dei mesi che seguirono la cotta del gennaio 2009, Geoff cercò informazioni online e lesse molti libri per cercare di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili riguardanti la produzione di birra artigianale e per carpire i segreti più nascosti di birrai molto più esperti e navigati di lui. 

Nel giro di un anno, dopo aver corretto diverse volte la ricetta originale e visto l’entusiasmo di amici ed esperti, decise dunque di portare la produzione di birra ad un livello successivo, e passare dal freddo e buio garage di cui sopra ad un vero e proprio birrificio, con lo scopo di darsi alla produzione commerciale.

Nei dieci anni successivi il birrificio di Staden Lane è cresciuto costantemente, con un team che conta oggi undici collaboratori e che si estende su una superficie di 7000 piedi quadrati. 

Ad oggi il birrificio ha in catalogo più di 30 titoli propri e svariate collaborazioni. Innovazione e standard qualitativi elevatissimi sono gli obiettivi che si prefigge Buxton, strizzando l’occhio alla tradizione e ad un’attenzione maniacale ai dettagli. 

Tutte le birre prodotte dal birrificio sono progettate per deliziare i sensi ed affascinare il bevitore. Secondo Geoff non tutte le birre sono uguali: alcune sono forti, strutturate ed utilizzano grandi quantità di luppolo, mentre altre sono più easy, con sottili sfumature di sapore ed aroma. Cosa più importante di tutte e però il fatto che tutti i prodotti sono fatti a mano, amorevolmente, da un piccolo team di veri amanti della birra.

Dopo una serie di collaborazioni avute luogo negli anni precedenti, è nel 2014 che il birrificio anglosassone ottiene la consacrazione a livello internazionale e vede accrescere la propria fama cooperando ad un progetto del birrificio svedese Omnipollo, che vede la nascita dell’arcinota “Yellow Belly”.

Nonostante ancora oggi il birrificio porti avanti svariate collaborazioni birrarie,  è soprattutto ai suoi prodotti “core” che deve il meritato successo, in madre patria e non solo.

Tra le numerose birre degustate ricordiamo soprattutto la SPA (Pale Ale con forte luppolatura di Citra), la Low Tor (beverina Session IPA dalle note resinose), e la Axe Edge, con tutte le sue varie declinazioni, ma secondo noi (ed a quanto pare anche secondo voi!) è con la Moor Top (Pale Ale tradizionale rinforzata con un bel po’ di Chinook) che il birrificio entra di diritto nella seconda tappa del nostro “Seventh Beer of a Seventh Brewery”. 

Detto questo, è tempo di salutarci, anche perché il pub in cui ci troviamo (pre-pandemia da COVID-19, beninteso) sta chiudendo, il publican ci sta praticamente buttando fuori e dobbiamo ancora scegliere dove passare la notte, ma soprattutto quale sarà la nostra prossima tappa…

A presto!