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Big Yeti: i miei primi 25 anni!

Big Yeti: i miei primi 25 anni!

25th Anniversary Big Yeti:

Big Yeti. Un  grande gigante nero, minaccioso, a zonzo tra quattro montagne che gli dei crearono tra gli attuali Colorado, New Mexico e Arizona con lo scopo di proteggere il grande popolo Navajo.

Secondo le cronache degli sciamani un coyote si avventurò tra le grotte più oscure sulle cime rocciose del Colorado (poi denominate Pike’s Peaks) per ritrovarsi all’interno della enorme pancia di una misteriosa creatura. Aveva scambiato le fauci dello yeti per una grotta, e non era stato il solo, a giudicare dalle molte creature rimaste intrappolate come lui. Il coyote decide quindi di rendersi utile, e iniziò ad uccidere il mostro dall’interno, arrivando fino al cuore. Il coyote ebbe la meglio, liberò le altre creature intrappolate e diventò un erore: aveva ucciso quel mostro chiamato poi nella tradizione Navajo ‘Skinwalker’, meglio conosciuto ai nostri giorni come Big Yeti.

Fu durante la corsa all’oro di Pike’s Peak, più tardi nota come corsa all’oro del Colorado, che si ebbero ancora notizie della misteriosa creatura che si annidava fra le vette rocciose di questo territorio. Molti dei superstiti, noti come Fifty-Niners, che spesso usavano il motto “Pike’s Peak or Bust” (Pike’s Peak o crepa!), raccontarono, negli anni successivi alle loro imprese, di un’oscura presenza che li seguiva da vicino durante il loro cammino. Nei loro racconti si parla anche di vari accampamenti minerari: mentre alcuni divennero in seguito  grandi insediamenti, come Denver e Boulder, altri furono ridotti a vere e proprie città fantasma dall’ira sanguinaria del misterioso mostro del Colorado. Si ha la conferma di tali notizie anche dai racconti di un cacciatore di pellicce francese, tale Eustace Carriére, che si smarrì, e vagò fra le cime più inesplorate delle Montagne Rocciose per settimane. Durante questo tempo, trascorso anche alla ricerca spasmodica di pepite d’oro in grado di renderlo immensamente ricco, trovò un giacimento di oro puro all’interno di una camera segreta nelle viscere della montagna, e fu proprio in questa circostanza che l’esploratore si imbatté nella tenebrosa creatura. Fuggito per miracolo allo scontro e ritrovata la via di casa, organizzò una grossa spedizione armata per riprendere possesso dell’immenso filone d’oro, ma non riuscì mai a ritrovare la pista verso il cuore della montagna.

Da allora fino ai giorni nostri non vi è più stata traccia, se non nei ricordi e nelle leggende, del Big Yeti.

Molti anni sono trascorsi, ed un manipolo di amici, per festeggiare l’arrivo degli imminenti quarant’anni, decide, dopo una serata di bagordi trascorsa in un pub di Denver, di compiere un’impresa: affrontare in mountain bike la pista del Great Divide Mountain Bike Road, il più lungo itinerario ciclistico al mondo, che coi suoi 4418 chilometri  attraversa gli Stati Uniti dal Canada al New Mexico. E’ durante una sosta notturna, per riposarsi dalle fatiche della pedalata, che i quattro impavidi allestiscono il proprio accampamento nei pressi dell’Indiana Pass (punto più alto raggiungibile del percorso, situato a 3630 metri di quota) ed hanno l’incontro che cambierà le loro vite. Mentre stanno bevendo una Maverick Imperial Stout, acquistata proprio al pub di Denver in cui hanno deciso di affrontare  il viaggio, una imponente figura sorge dalle ombre oltre il fuoco da campo e si avvicina ringhiando. Il panico è generale, e solo la mossa audace di uno dei quattro salva la situazione: allunga una birra alla creatura, che la prende e se la manda giù in un secondo. Compiaciuto dalla bevuta, il mostro si siede per qualche istante al fuoco con gli avventurieri ancora spaventati, prima di afferrare la cassa con le birre rimanenti e dileguarsi nuovamente nell’oscurità.

Il viaggio, per i quattro amici, ovviamente si interrompe qui, decidono infatti di rientrare a Denver all’alba successiva, dopo una notte trascorsa ad ascoltare con preoccupazione anche il più insignificante dei rumori fuori dalle loro tende.

La sera, riunitisi al pub dove tutto ha avuto inizio, i quattro reincontrano Brian Dunn, il publican che aveva fatto loro assaggiare la Maverick Imperial Stout, e che aveva venduto loro la cassa portata via dalla creatura. Gli raccontano dell’accaduto, ed in seguito a ciò Brian decide di cambiare il nome della birra, da Maverick Imperial Stout a Yeti Imperial Stout, in onore alla misteriosa creatura che si annida sui monti del Colorado.

Era il 1994, e qui nasce la leggenda, ormai diventata storia, che ci segue da ormai 25 anni, della Yeti Imperial Stout, una delle birre più famose e conosciute, al mondo umano e non, del pianeta Terra e del mondo degli dei venerati dai Navajo.

La Yeti è prodotta da Great Divide, birrificio in Denver, Colorado, fondato nel 1994 da Brian Dunn, il quale, dopo alcuni anni passati all’estero avviando aziende agricole in paesi in via di sviluppo, ha fatto ritorno a Denver, dove si è diplomato come mastro birraio ed in seguito, con l’aiuto di amici, familiari e della città tutta, ha fondato il birrificio presso le rovine di un vecchio caseificio. In un primo momento il birraio avventuriero, di fatto uno dei fondatori della craft devolution americana,  si è occupato in prima persona di tutte le attività inerenti al birrificio, dalla produzione all’imbottigliamento, all’etichettatura, alle consegne, fino a trovarsi talvolta, dopo una consegna effettuata in tarda serata, a chiacchierare con i clienti nei vari locali della città, e raccontare la sua visione. L’idea del giovane birraio era quella di ricreare in una birra quei sapori e quegli aromi a lui tanto cari, scoperti durante i suoi viaggi di gioventù. Nascono così la Maverick IPA e la Maverick Imperial Stout, che in seguito ad una disputa legale sul nome con un birrificio californiano che già utilizzava lo stesso nome, si vede costretto a rinominare le due birre in titan IPA e Yeti Imperial Stout (prendendo spunto dalla disavventura di quattro clienti conosciuti ad un pub). Dal 1994, anno in cui Brian consegnava di persona le birre, di strada ne ha fatta tanta: nel 2001 acquista il vecchio caseificio, già sede del birrificio e attraverso un piano di espansione decennale lo porta gradualmente ad aumentare la capacità produttiva, fino a saturarla nel 2011, quando si rende necessario un nuovo piano di investimenti. Nel 2013 quindi vengono acquistati due ettari di terreno nel River North Art District di Denver, e l’anno successivo vengono resi noti i nuovi piani di espansione del birrificio, che includono la costruzione di un edificio di 6000 metri quadri nel quale viene situata una nuova linea di confezionamento per le lattine, la tap room, il barrel bar ed il cuore del birrificio, ovvero lo spazio dedicato ad ospitare le 1500 botti destinate agli invecchiamenti. Nel luglio 2015 si conclude la prima fase del piano di investimenti precedentemente messo in atto con la commercializzazione delle prima lattine e l’apertura del bar annesso al birrificio. La seconda fase dell’espansione, attualmente ancora in corso, porta il birrificio, attraverso l’acquisto di nuovi fermentatori e nuovi impianti produttivi, a raggiungere una capacità produttiva di 94000 ettolitri annui.

Così come il birrificio ha avuto la sua evoluzione, attraverso l’ultimo quarto di secolo, anche la Yeti (dapprima Maverick Imperial Stout) ha subito alcune mutazioni, o evoluzioni, nel corso degli anni, fino a diventare un vero e proprio marchio (o “Clan”), famoso e riconoscibile in tutto il panorama brassicolo mondiale. Le prime evoluzioni della specie hanno visto nascere la sorella minore, denominata Velvet Yeti, e la stagionale Oatmeal Yeti (prodotta fra luglio e settembre). In un secondo momento sono nate invece le sorelle maggiori, con il posizionamento delle botti previste dal piano di espansione del birrificio: la Chocolate Oak Aged Yeti , disponibile fra gennaio e marzo, la Espresso Oak Aged Yeti, disponibile fra aprile e giugno, e la Oak Aged Yeti, disponibile fra ottobre e dicembre. Negli ultimi anni brassicoli del birrificio l’evoluzione ha portato alla realizzazione di nuove creature: la Chai Yeti, disponibile da settembre 2017 a gennaio 2018, la Chocolate Cherry Yeti, disponibile tra febbraio e maggio, la Vanilla Oak Aged Yeti, disponibile fra giugno e settembre, e la Barrel Aged Yeti, disponibile tra novembre e dicembre.

Ultima nata del Clan è la Big Yeti 25° Anniversario 1994-2019.

Il racconto di cui sopra è nato dall’esperienza decennale nel degustare questa birra mitologica, prendendo spunto dalla rappresentazione grafica dei personaggi, grotteschi e non, riportati sull’etichetta della Big Yeti celebrativa. Ci scusiamo per eventuali imprecisioni storiche.