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Le origini di Birragogo: le migliori 10 birre che hanno influenzato la mia vita.

Le origini di Birragogo: le migliori 10 birre che hanno influenzato la mia vita.

In questi mesi di lockdown forzato, in cui siamo stati costretti a stare lontani dai nostri pub preferiti, siamo diventati bevitori seriali da divano ed allo stesso tempo piccoli nerd attivisti dei social network.

Per trascorrere più velocemente queste noiose giornate, oltre ad aver sempre con noi la nostra fedele amica (la birra, ovviamente) ci siamo inventati passatempi di ogni tipo sui nostri canali social, coinvolgendo i nostri amici, virtuali e non.

In uno di questi giochi virtuali ci è stato chiesto quali fossero i dieci migliori dischi di sempre, i dieci film che ci sono più piaciuti e, di dieci in dieci, si è arrivati anche alle dieci migliori birre.

Il gioco era molto semplice e consisteva nel pubblicare quotidianamente la foto di una birra che è stata particolarmente importante nella nostra vita e che ci ha  fatto appassionare al mondo del craft brewing.

Ecco di seguito il risultato del nostro gioco:

Double IPA.

Partiamo a bomba. La Pliny the Elder di Russian River è stata sicuramente un’esperienza primordiale che ha lasciato un imprinting violento dopo la prima bevuta. Difficile da trovare, soprattutto fresca, in Europa, è stata sostituita in termini di preferenza dalla stravolgente, stratosferica e straluppolata Supersonic del birrificio norvegese Lervig, molto più facilmente reperibile sul nostro mercato.

Birre Affumicate.

Avrei potuto parlare dello storico birrificio francone Schlenkerla e delle sue entusiasmanti birre prodotte con malti affumicati, ma dato che a noi la semplicità non piace, in questa fumosa categoria nominiamo Alaskan Smoked Porter del birrificio Alaskan Brewing Company, dal colore scuro e dal gusto seducente, rimasta nella nostra memoria fin dal primo sorso (se qualcuno di voi avrà la fortuna di assaggiare un’edizione vintage di questa straordinaria birra crederà di essere il protagonista di un’avventura fra i ghiacci). 

Birre alla Frutta (Rossa).

È molto ardua la scelta in questo caso, poiché stiamo parlando di due mostri sacri del genere. La prima, la Rosé de Gambrinus della Brasserie Cantillon, lambic prodotto con l’aggiunta di lamponi, la seconda, la doppia fermentazione di Rodenbach con l’aggiunta di fragole di bosco, ovvero la Caractère Rouge. Due birre adatte al vintage e che non possono mancare nella cantina di ognuno di voi (scegliere l’una o l’altra sarebbe come scegliere tra Apolonia Lapiedra e Carolina Abril, comunque si casca bene).

IPA.

Diamo a Thornbridge ciò che è di Thornbridge, cioè la paternità del primo prototipo di quella che successivamente diventerà una delle birre più famose al mondo: la Jaipur, una versione europea dell’amatissima Sculpin IPA di Ballast Point. 

Senza nulla togliere a chi ha scritto la storia moderna (sempre la Jaipur), nominiamo colei che è riuscita a deporla dal trono di IPA più bevuta nei pub inglesi, ovvero la Axe Edge di Buxton. 

Birre Inglesi da Bere a Secchiate.

Parlando di folgorazioni divine, in questo caso è come se la madonna di Medjugorje si fosse manifestata innanzi a voi, porgendovi una birra. 

Dovendone citare una direi la Jarl di Fyne Ales, ma anche la Landlord di Timothy Taylor’s, e fermiamoci qui che sennò ci denunciano per blasfemia…

Birre Tedesche da Bere a Camionate.

Bamberga e dintorni sono il luogo perfetto. In ogni birreria in cui entrerete troverete una birra della quale mai vi stancherete. Nomino nelle giornate di sole la Ungespundet di Mahr’s, nelle giornate piovose la Hopfen-Gold Pils di Staffelberg Bräu. 

Nitro.

Ammettiamolo senza vergogna: tutti siamo amanti della nera di Dublino, soprattutto se servita coi controcazzi. Dal giorno in cui sono entrato nel mondo delle craft però la ricerca di una Nitro Stout che si sostituisse all’originale è stata come la ricerca del Sacro Graal da parte dei Cavalieri Templari. Questa ricerca trova il suo epilogo in un primo momento nella Nitro Stout di Left Hand, e negli ultimi mesi nella “Fast and Furious” Nitro Merlin di Firestone Walker. 

Sour Dark.

Ancora con il marchio originale “The Bruery” (prima di diventare Bruery Terreux) è stata come l’ascesa di Mosè sul monte Sinai prima che ricevesse le tavole della legge. Parliamo della Tart of Darkness. La sua fragranza ed il suo aroma vengono custoditi gelosamente nell’Arca dell’Alleanza della mia memoria (speriamo che non arrivi Indiana Jones a trafugare questo bellissimo ricordo).

Sour alla Frutta.

In questa occasione ho deciso di tirare fuori i coglioni, nel vero senso della parola, e di nominare la miglior birra bevuta nel 2019: la Stargate O’Henry di The Black Project, sour alle pesche gialle che dopo anni di grandi bevute è riuscita a suscitarmi grandi emozioni, un viaggio interstellare sorso dopo sorso.

Birre Cioccolatose.

La Gonzo di Flying Dog mi aveva entusiasmato, ma il fatto che per diversi anni non è più stata reperibile sul mercato europeo l’ha fatta finire in un cassetto della mia memoria olfattiva. La nuova fiamma che ha riacceso la mia libido selvaggia, enfatizzata dalle sue note cioccolatose e libidinose, è stata la B.O.R.I.S. di Hoppin’ Frog, in tutte le sue versioni (Barrel Aged, D.O.R.I.S, T.O.R.I.S…).

Mi dispiace per gli altri, che sono tristi, e che non sanno che cosa si sono persi in questi anni di grandi bevute birrarie, ma io ho goduto come un riccio, alla facciazza loro!