Che birra stai cercando?

Cerca per

Geyser Gose di Evil Twin: bravissima in cucina!

Geyser Gose di Evil Twin: bravissima in cucina!

“Conoscere i luoghi, vicini e lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia.”

Johann Wolfgang von Goethe.

Ricordo di aver letto questo aforisma in tempi non sospetti  sui banchi di scuola studiando la vita e le opere dell’autore teutonico Johann Wolfgang Goethe. Da lì a qualche anno ho fatto di questa frase una ragione di vita: la birra da lì a poco è diventata la mia migliore compagna di viaggio e mi ha portato, nel tempo, a conoscere luoghi e culture molto diverse tra loro e ad incontrare, là dove meglio si spina la birra, persone straordinarie.

Denominatore comune dei tanti viaggi, oltre alla buona birra ed a luoghi fantastici frequentati da personaggi affascinanti, è da sempre stata anche la buona cucina. A questo proposito vorrei sfatare il moderno mito che relega ai soli tempi odierni gli abbinamenti fra birra e cucina: infatti, fin dalle prime avventure mi sono reso conto che era tradizione di molti luoghi ordinare un calice – o pinta –  di buona birra accompagnato da una prelibatezza della cucina locale. E’ di uso comune, ad esempio, sedersi in Irlanda nel pub più antico del mondo (O’Connors) a Doolin – il paesino della musica all’inizio delle celebri e spaventose scogliere di Moher – ed ordinare una pinta di stout  accompagnata da ostriche locali, seduti davanti al camino vittoriano ed ascoltando musica gaelica. E’ altresì usuale, trovandosi nelle terre leggendarie di cui si narra nelle storie di Artù ed i cavalieri della tavola rotonda, come Tintagel, nella penisola della Cornovaglia che si affaccia sull’Atlantico, ordinare una pinta di Real Ale insieme ad un piatto di molluschi e crostacei del posto.  Stessa cosa accade nel  “triangolo delle Bermuda” di Bristol, cioè quella parte di King’s Street compresa fra tre pub storici del mondo craft britannico: lo Small Bar, The Beer Emporium ed il The Famous Royal Navy Volunteer, dove è possibile ordinare, insieme ad una pinta di alcuni birrifici storici del sud-ovest inglese, una tradizionale fish-pie di Mousehole (cittadina nota per l’industria di sardine e da cui proviene questo piatto).

E’ da queste esperienze “culinar-birrarie” che nasce l’idea del piatto che vi andiamo a descrivere, proposto ad una recente serata di degustazione presso lo Sloan Square di Milano, chiamato “An Oyster in a Glass”.

La base del piatto ricorda le scogliere che hanno fatto da sfondo ad alcuni dei viaggi ricordati in precedenza. Il gusto del mare viene ricreato attraverso l’utilizzo  di sale marino aromatizzato al blu curaḉao. Protagonisti indiscussi sono la regina del mare, ovvero un’ostrica di piccole-medie dimensioni, lo scampo ed un tocco di casa nostra, portato dal gambero rosso di Mazara del Vallo. Tocco artistico a completare lo scenario è l’aggiunta di un piccolo nido di salicornia (asparago di mare) che ci riporta nelle profondità marine. Da qui l’abbinamento vien da sé: una tenebrosa stout sembrerebbe essere il giusto connubio col piatto appena descritto, ma si sa che la vita è piena di sorprese e di guai (citando un noto cantautore italiano…). Nasce così l’idea di un abbinamento bizzarro sul nascere, stravagante in divenire, ma alquanto riuscito nel finale. Parafrasando il celebre George Peppard, nel panni di Hannibal Smith, mentre fuma il suo sigaro con sguardo soddisfatto, potremmo dire che “Adoro i piani ben riusciti”. La stout diviene allora un ingrediente del piatto, sotto forma di piccole sfere gelatinose altresì chiamate caviale (in questo caso specifico caviale alla birra, realizzato con la Stout 2018 di Marble, piccolo birrificio di Manchester). A chiudere l’opera, che ci porterà in conclusione anche ad assaggiare la birra in abbinamento, ho voluto utilizzare come ultimo ingrediente del piatto un effetto scenografico: un’affumicatura indotta riposta sotto una coppa di vetro, simile a quelle usate per brindare dai cavalieri della tavola rotonda.  Questa idea, come già detto bizzarra, si è rivelata poi ben riuscita e di grande effetto scenico, lasciando stupefatti i commensali.

L’idea dell’affumicatura non è dovuta all’essere un gran fan di Hannibal Smith, ma ad uno stile birrario poco conosciuto: la Grodziskie, una birra salata a fermentazione lattica che utilizza malti affumicati, bevuta in occasione dei viaggi di cui sopra.

L’anello di congiunzione tra l’aspetto culinario e la birra che vi andiamo a proporre come abbinamento è dunque il viaggio intrapreso da due avventurosi birrai moderni verso l’Islanda. La birra in questione è la Two Evil Geyser Gose – collaborazione nata fra l’istrionico e demoniaco Jeppe di Evil Twin ed i ragazzi di Two Roads, giovane birrificio del New England – prodotta con muschio islandese, segale, erbe locali, alga marina, sale marino affumicato con legni di betulla e skyr (yogurt tipico islandese). Il risultato è questa bizzarra, stupefacente e ben riuscita Gose, abbinamento perfetto al piatto descritto in precedenza, in quanto si associa per alcuni elementi, si contrappone per altri, ma è la giusta compagna di viaggio in quest’avventura culinaria.

shop: https://birragogo.it/prodotto/geyser-gose/