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Le Stout: una vita in trincea!

Le Stout: una vita in trincea!

Nel diciottesimo secolo le guerre venivano combattute a suon di cannonate, cariche di cavalleria e combattimenti corpo a corpo. Per rinvigorire le truppe, dare loro forza e talvolta anche per scaldare gli animi, era necessario affiancare al rancio anche una bomba alcolica che li aiutasse a vincere i loro timori e spronarli alla battaglia.

Nascono così le Imperial Stout, vere e proprie bombe di malto tostato, prodotte per la prima volta in Inghilterra nel 18° secolo dal birrificio Thrale. La produzione di questa birra era, dapprima, destinata all’esportazione in Russia, presso la corte dell’imperatrice Caterina II. Nel corso dei secoli la guerra a cannonate – per la serie “chi la fa più alcolica” – ha coinvolto molti dei più celebri esponenti del parlamento craft mondiale ed è perdurata fino ai giorni nostri. Anche se i più lungimiranti, da qualche decennio, hanno incominciato ad affinare nuove armi per contrastare la concorrenza del settore.

E’ notizia di pochi giorni fa, secondo il Paste Magazine, che Firestone Walker è stato eletto miglior birrificio statunitense del decennio 2010-2019. Firestone si è affermato, in questo decennio, come un birrificio eccezionale, sempre ai vertici in termini di coerenza, innovazione e costanza produttiva, esplorando nuove strade e cimentandosi in quasi tutti gli stili birrari conosciuti con successo.

Dal passato troviamo una vera e propria bomba che non deve mancare nella collezione (se degna di questo nome) di ogni beer geek del pianeta birrario, che risponde al nome di Parabola: una Russian Imperial Stout facente parte del progetto Proprietor’s Vintage Series che dovrebbe essere inserita nella letterina da scrivere a Babbo Natale di ogni buon bevitore, ed essere anche disponibile come arma segreta da sfoderare nelle occasioni importanti, per far bella figura con gli amici, oppure nelle occasioni “parenti serpenti” (tipo pranzi natalizi ed affini), per affievolire la noia. Maggiori informazioni su questa birra apocalittica, dal taglio imperiale ed autocratico, le trovate qui.

Dalla bomba di bourbon (botti nelle quali è invecchiata la Parabola), prodotta dal birrificio californiano di Paso Roble, passiamo alle bombe di rum, botti in cui invecchia la 3B di Lervig. Questa versione Barrel Aged rappresenta una bomba ad orologeria in grado di spazzar via con un solo bicchiere parenti molesti, amici indesiderati e perfino un anno intero di lavoro, se assunta a stomaco vuoto. La 3B Rum Barrel Aged, della quale trovate maggiori informazioni qui, è sostanzialmente la versione “made in Norway” delle cannonate antifreddo di cui vi abbiamo parlato poco sopra.

Per chi ama il combattimento corpo a corpo, suggeriamo la Konrad’s Stout, una piccola (si fa per dire) bombetta a mano, da portare sempre con sé in ogni occasione, durante il gelido inverno che è ormai alle porte. Se la degusterete durante una rappresentazione teatrale, vi solleverà dalla noia dello spettacolo al quale vi ha portato la vostra compagna (nel senso di fidanzata), se invece sceglierete di degustarla camminando servirà al suo scopo originario, ed ancora se la degusterete davanti al fuoco di un camino vi riscalderà il cuore di gioia. Provare per credere!

Nell’era del digitale e dove le nazioni (in senso di stato) si fanno la guerra non più con le armi, ma con i computer, i birrifici più innovativi hanno invece scelto “amichevolmente” di sfidare la concorrenza con “armi” futuristiche. Nascono così, nel 2011, dopo due anni e mezzo di lavoro e migliaia di dollari spesi in ricerca, la prima birra imbottigliata al nitrogeno/azoto. Parliamo della Nitro di Left Hand, birrificio del Colorado fondato da Dick Doore e Eddy Wallace, prodotta partendo dalla loro ottima milk stout. L’effetto che si è voluto ricreare è quello dell’affascinante “effetto cascata” prodotto dalla stout più famosa del pianeta (non dobbiamo fare nomi, vero?), il quale si ottiene spillando a carboazoto e non ad anidride carbonica. Questo sistema rende la birra molto più morbida e cremosa al palato, ed è stato oggetto di studio da parte di molti birrai. La birra prodotta da Left Hand, a  differenza dell’originale di Dublino, non utilizza il sistema “floating widget” o “smoothifier”, ovvero una piccola sfera di plastica – contenente nitrogeno/azoto – che permette di ricreare l’effetto tucano  versando la lattina nel bicchiere. Left Hand invece produce la prima birra al nitrogeno in lattina senza la pallina.

Da Denver in Colorado a Paso Roble in California la distanza non è poi molta, almeno relativamente alla dimensione totale degli Stati Uniti, e quindi va da sé che il miglior birrificio statunitense del decennio non poteva esimersi dal proporre la propria versione di Nitro. Nasce dunque la Nitro Merlin, prodotta prima nella versione Cans e successivamente nella versione Draft. Di questa birra trovate maggiori dettagli qui.

Durante una chiacchierata al telefono, come si usa fare tra amici, parlando del tempo e spettegolando sul nulla, Mike Murphy, uomo di riferimento del birrificio norvegese Lervig, si stupefaceva del fatto che la Nitro di Left Hand fosse ormai una birra affermata e conosciuta in tutto il globo. Dopo qualche settimana venni informato dallo stesso Mike che aveva prodotto per la prima volta la sua versione di una Nitro Stout, ovvero la Nitro “Uomo Ragno” Latte. Questa birra rappresenta una delle migliori armi moderne al nitrogeno prodotte in Europa, e che non sfigura affatto se paragonata alla primogenita o alle sue maggiori competitor statunitensi. Della Nitro Latte trovate maggiori informazioni qui.

Siamo passati, nel corso dei secoli, dalle cannonate imperiali alle bombe a mano, fino alle bombe al nitrogeno. Con quali nuovi ordigni si confronteranno in futuro i birrai?