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Luppoli Pop

Luppoli Pop

Partiamo da un presupposto: non siamo tutti esperti di birra, e spesso ci facciamo condizionare all’acquisto di una o dell’altra per gusto personale, per il consiglio di un amico che ha provato il prodotto in precedenza, per il suggerimento di un esperto – quando magari ci troviamo a confrontarci con un publican – o più semplicemente ci lasciamo condizionare dall’immagine sull’etichetta di una lattina o di una bottiglia.

E’ proprio in questo caso che gioca un ruolo fondamentale la scelta di un nome accattivante, che sappia richiamare l’attenzione del consumatore, ed allo stesso tempo di un’etichetta e di un packaging sempre più adatto ad ogni birra e ad ogni occasione. Se le prime birre artigianali venivano commercializzate in bottiglie simili a quelle del vino, con il fine ultimo di inserirsi nel mercato della ristorazione e non solo quello dei pub, oggigiorno i birrifici, visto anche l’alto tasso di competizione, cercano idee sempre più bizzarre per attirare sia l’attenzione di appassionati e collezionisti del mondo craft, sia di consumatori occasionali, magari più propensi ad essere influenzati dall’immagina che non dal prodotto, realizzando etichette ispirate a gruppi musicali, personaggi dei fumetti, film e serie TV, spesso create da artisti famosi nel campo della grafica e del design, come precedentemente esposto in un nostro articolo riguardante il birrificio inglese Northern Monk.

Tra i primi a sfruttare questa idea di marketing troviamo nientemeno che gli Universal Studios di Los Angeles, che hanno finanziato la produzione – da parte della Florida Beer Company – della più famosa birra ispirata ad un fumetto o cartone animato: la Duff de “I Simpson”. Altri personaggi disegnati hanno convinto famosi birrifici a produrre birre dedicate ai protagonisti dei più celebri fumetti: Hellboy di Mike Mignola ha ispirato il famosissimo Rogue dell’Oregon con la sua “Right Hand Of Doom Red Ale”, mentre il birrificio Gigantic ha addirittura dedicato una serie di quattro birre al burbero figlio del Diavolo.

Un altro birrificio celebre nel mondo anglosassone, Robinsons, ha utilizzato lo scudo di Capitan America come immagine per realizzare, nel 2014, la sua Citra Pale Ale. Non nuovo alla realizzazione di birre stagionali ispirate a personaggi dei fumetti, altri nomi noti sono finiti sulle etichette di questo birrificio del Cheshire: ad esempio  Optimus Prime dei Transformers sulla Hoptimus Prime.

In contrapposizione ai personaggi dei fumetti della Marvel, il designer Mike Rizzetto ha realizzato le etichette di 7 birre ispirate a sette personaggi della DC che formano la Justice League (nome da cui prende spunto l’omonimo birrificio che le produce): la Dark Beer ispirata a Batman, la Super Strong Beer ispirata a Superman, la Flash Beer e la Wonderbeer ispirate rispettivamente a Flash e Wonder Woman, la Sant Patrick Green Beer ispirata a Lanterna Verde, la Aquabeer ispirata ad Aquaman ed infine la Twins Framboise, che trova la sua ispirazione in Zan e Jayna, i Wonder Twins.

Ma non solo al mondo dei fumetti si ferma questo processo di sdoganamento delle birre craft tramite icone della cultura popolare: alcuni birrifici infatti si sono ispirati al mondo della musica, come nel caso del californiano Lost Abbey, che nel 2012 ha realizzato il celebre Box Set (di cui abbiamo parlato anche in questo articolo), realizzando una serie di 12 birre ispirate a canzoni rock e metal che parlano di Paradiso ed Inferno, come ad esempio la Track#01, ispirata a Runnin’ With The Devil dei Van Halen, la Track#02, ispirata alla mastodontica Stairway To Heaven dei Led Zeppelin, la Track#03 e la Track#06 ispirate alle campane dell’inferno (Hell’s Bells) ed all’autostrada per l’inferno (Highway To Hell) dei granitici AC/DC. Ed ancora, la Track#04 dedicata alla vampiresca Sympathy For The Devil dei Rolling Stones e reinterpretata per l’occasione del film Intervista col Vampiro dalla voce graffiante di Axl Rose dei Guns and Roses, la Track#05 Shout At The Devil dei maestri d’orgia Motley Crue, la Track#08 ispirata a The Number Of The Beast degli inossidabili Iron Maiden, fino ad arrivare alla Track#12 – Heaven And Hell dei Black Sabbath, vero e proprio manifesto programmatico di tutto il progetto.

Anche i texani di Jester King si sono ispirati a canzoni a loro care, che hanno dato origine ai nomi delle loro birre, come Suds Of Northern Darkness, Iron Sword, El Martillo Del Muerte, fino a dedicare una birra al loro genere musicale preferito con la Black Metal Imperial Stout.

Altri celebri gruppi degli anni ‘60/’70 sono stati fonte di ispirazione per i birrai, come la Stg. Pepper Farmhouse Ale prodotta della Cambridge Brewing Company e la Smoke On The Water Porter prodotta dalla Heavy Seas, tributo all’omonimo disco dei Beatles, la prima, ed alla celeberrima title track del colossale Machine Head dei Deep Purple. Non da meno sono stati i Rolling Stones, con la loro Rolling Hop che ha spopolato soprattutto in Giappone.

Diverso invece il caso di birre commissionate direttamente da gruppi musicali o da chi ne detiene i diritti di sfruttamento dell’immagine. Prima di questo genere è la Piledriver, birra commissionata dalla band inglese Status Quo alla Wychwood Brewery. A seguito del grande successo riscosso, in madrepatria e non solo, altre band inglesi hanno realizzato la loro “personal beer”: la Bastard’s Lager prodotta da Kronleins Bryggeri per i Motorhead. La Trooper, la 666, la Red and Black, la Hallowed e la Light Brigade, tutte ispirate a canzoni della band di Steve Harris e Bruce Dickinson, realizzate da Robinsons e commissionate dagli Iron Maiden, sulle cui etichette la mascotte della band,  Eddie, compare richiamando la copertina del singolo che ha ispirato il nome della birra. Anche band di oltreoceano, come gli australiani AC/DC, hanno prodotto la loro birra, in questo caso ispirata al loro disco Rock Or Bust del 2013 e prodotta dal birrificio Karlsberg Brauerei di Homburg. Altri esempi di questo trait d’union che lega musica e birra sono il prodotto dei Children Of Bodom in collaborazione col birrificio Fat Lizard Brewing Company, la Lake Bodom, passando per la Sepultura Weizen realizzata dalla Cervejaria Bamberg in occasione del 25° compleanno della band brasiliana, fino ad arrivare a birre prodotte  da gruppi più blasonati come i Black Sabbath di Ozzy e i Motley Crue, che hanno prodotto una American Wild Ale in collaborazione con Bellwoods Brewery. Anche i Megadeth dell’ex-Metallica Mustaine hanno prodotto la loro Belgian Style Dry Hopped Golden Saison in collaborazione con Jerry Vietz, birraio di Unibroue, “A Tout Le Monde”, ispirata alla celebre song dell’album Youthanasia del 1994. Non potevano esimersi quindi i Metallica dal creare la loro Enter Night Pilsner, supermegacollaborazione con lo storico birrificio californiano Stone.

Non solo fumetti, band e canzoni hanno ispirato grandi birre, ma anche famosi film e celebri serie televisive. Il sempreverde ed ispirato Robinsons, cui già abbiamo ampiamente fatto riferimento poc’anzi, ha prodotto, nell’arco degli ultimi anni, birre come la Robo Hop e la Dark Vader, ispirate a celebri personaggi di film culto degli anni ’80, e la Magnum IPA e la Pint of Thrones, dedicate a notissime serie televisive del passato e dei giorni nostri. Birre ispirate alla saga di Game of Thrones ne ritroviamo anche fra le più recenti, come la Kingslayer e la Kingmaker di Buxton, così come vi sono un gran numero di birre ispirate alla saga di Star Wars, fra le quali la Guardians of Peace, la Return of the Empire, la The Force Awakens, la Agent of Evil, la Dark Alliance e la Rey of Light di Moor. Si richiamano alla saga di Star Wars anche la Dark Helmet di Westbrook Brewing Company, la Imperial Stout Trooper di New England Brewing Company, la OB-1 di Snake River Brewing, la Episode 13 di B. Nektar e la Padawan Pumpkin Ale di Corcoran Brewing Co.

Anche altre saghe hanno avuto le loro birre dedicate. La trilogia de Lo Hobbit ad esempio ha la sua trilogia birraria personalizzata creata da Fish Brewing Company: la Smaug Stout, la Gollum Precious Pils e la Bolg Belgian Style Tripel.

Fra gli altri film che hanno ispirato prodotti brassicoli troviamo invece la Moonraker di J.W.Lees, Strong Ale ispirata alla quarta pellicola di James Bond, The Dogfather di Idaho’s Laughing Dog Brewery, ispirata alla celebre trilogia di Francis Ford Coppola, la Nosferatu di Great Lakes Brewing Company, ispirata ad uno dei più famosi horror sui vampiri di sempre, la Jackie Brown di Mikkeller, nata da uno dei meno noti, ma più rappresentativi, film di Quentin Tarantino, la Cascazilla, ispirata al nipponicissimo Godzilla e prodotta da Ithaca Beer Company, la Wrath of Pecant di Dogfish Head, ispirata a Star Trek e la Holy Grail Ale di Black Sheep , che prende il nome dal più famoso film dei Monty Python.

Se personaggi dei fumetti, canzoni, film e serie TV hanno ispirato i prodotti di molti birrifici, nel caso di Het Uiltje, piccolo birrificio di Haarlem, a pochi chilometri da Amsterdam, la cui missione è quella di produrre grandi birre e renderle disponibili freschissime al consumatore, prendere ispirazione per le proprie birre da un film e legarlo ai luppoli è diventata una vera e propria sfida.

Il birrificio, nato nel 2012, si è subito contraddistinto per l’uso indiscriminato di luppoli e per le sue grafiche cartoonesche accattivanti. Il protagonista indiscusso di queste bellissime etichette è la mascotte del birrificio (da cui prende il nome lo stesso): un gufetto, che a seconda delle circostanze tanto “-etto” non è, a dirla tutta. Se con Pink Fiction, Moloko Plus e American Beauty i cinefili birrai di Uiltje si sono “limitati” a produrre una Milkshake IPA con aggiunta di fragola ispirata al film-icona di Quentin Tarantino con la prima, una Imperial IPA all’arancia di kubrickiana memoria con la seconda  e una White Oak DDH Brut IPA degna di 5 premi Oscar con la terza, dove la mascotte del birrificio “interpreta” una versione rivista della locandina dei rispettivi film, è con la serie dedicata ai “luppoli cinefili” che il birrificio esprime la sua massima luppolosità (tanto per rimanere in tema…)

Il primo protagonista della serie è il Fuggle, un classicone, una delle due più tipiche varietà di luppolo inglesi insieme al Goldings. Si tratta di un luppolo delicato, erbaceo e leggermente floreale. A livello gustativo è paragonabile ai sentori di un tè verde, a livello di amaro Mr. Fuggle se la cava benino, tuttavia è un luppolo umile ed educato, che ha una storia ambigua all’origine e di vitale importanza per la storia della craft revolution americana. Infatti, anche se oggi Mr. Fuggle è poco utilizzato – tranne dai birrai di più solida tradizione anglosassone – ha dato origine al moderno Styrian Golding ed al Fuggle Americano, e fa parte dell’albero genealogico del luppolo rivoluzionario Cascade.

In questi anni, di intenso utilizzo di luppoli estremamente aromatici e dai sapori marcati ed “arroganti”, tornare all’utilizzo di un luppolo da amaro umile e desueto è stato un vero e proprio salto indietro nel tempo: Back To The Fuggle, per l’appunto. Facile conclusione quindi immaginare il nostro gufetto nei panni di Marty McFly, protagonista della trilogia di film di Robert Zemeckis “Back To The Future” dove, insieme allo scienziato pazzo Doc Brown, al volante di una DeLorean volante, viaggiava avanti e indietro nel tempo. Proprio come il Fuggle.

Protagonista della prossima birra è il Willamette, luppolo discendente dall’albero genealogico del Fuggle. Il nome di questa varietà di luppolo deriva dal fiume Willamette, che scorre nell’omonima valle del nord-ovest dell’Oregon. Il Willamette rappresenta il 20% del luppolo utilizzato negli Stati Uniti, tanto da essere rinominato “il prediletto”. Si tratta di un luppolo dall’aroma delicato e piacevole, con un carattere leggermente speziato ed un amabile aroma floreale. Date le sue caratteristiche peculiari e duplici può essere utilizzato sia come luppolo da amaro che da aroma, ed è frequentemente utilizzato per la produzione di American Pale Ale. Scoperto per la prima volta nel 1976 in USA, è stato tra i protagonisti delle prime craft beer americane. La leggenda narra che alcuni dei personaggi della saga di Star Wars siano stati ideati da George Lucas mentre beveva pinte (americane) di Pale Ale (American) aromatizzate con il Prediletto. Per garantire la freschezza del prodotto, come da mission del birrificio, i ragazzi di Uiltje si sono affidati dunque al famigerato contrabbandiere Han Solo che, a bordo del suo Millennium Falcon, e coadiuvato dal suo copilota Chewbacca, ha effettuato un salto nell’iperspazio dall’Oregon ad Haarlem, permettendo ai ragazzi del gufo di realizzare la loro Imperial IPA Willamette Wookie.

George Lucas, attraverso la sua Lucas Film, è stato il produttore, negli anni ’80, non solo della saga di Star Wars, ma anche di un’altra celebre saga, che ha visto Harrison Ford vestire i panni di un altro indimenticabile personaggio: Indiana Jones. Proprio a questo personaggio ed alle sue avventure è ispirata questa birra, dove il gufetto indossa cappello e frusta, immedesimandosi nel più famoso archeologo della storia del cinema, dando origine ad un nuovo episodio della saga diretta da Steven Spielberg: The Revenge of the Wakatu Worms. Protagonista dell’episodio è il Wakatu, luppolo neozelandese varietà dell’Hallertauer Mittelfruh. Originario delle Nuova Zelanda, cresce particolarmente nella regione di Nelson. Il suo spelling improprio è Wakhatu, traduzione in lingua Maori proprio della parola “Nelson”. Caratteristiche del luppolo in questione sono un amaro equilibrato ed un aroma floreale con note agrumate (lime in particolare), che aggiungono un sapore fresco alle birre che lo utilizzano in produzione.

Negli anni ’80 Steven Spielberg è stato anche il regista di un film, amato da grandi e piccoli, dove il protagonista era un gufetto alieno che trasportava, a bordo di una bicicletta, il luppolo che cresceva in un luogo leggendario, in cui sarebbero nascoste immense quantità di birre affinate in botti aliene.

La storia di questo luppolo è leggendaria e circondata di mistero. E’ stato scoperto tra il 2008 ed il 2010, un periodo assai breve se si considera che in genere sono necessari 10 anni per produrre un luppolo adatto alla produzione di birra. Recenti studi hanno attribuito la natività di questo “luppolo perduto” ad una varietà di luppoli selvaggi provenienti dal Colorado. Questa particolare varietà possiede caratteristiche molto particolari e può essere utilizzato in diverse modalità: amaro, aroma, dry hopping. I sentori principali espressi da E.D. sono unici e molto caratterizzanti, tali da renderlo unico nel suo genere. I principali sono ciliegie, pesca, albicocca, pera, cocomero e delicate note agrumate.  Un uso massiccio in fase di dry hopping enfatizza queste note spingendole verso la marmellata e la gomma americana.

Quali mirabolanti avventure ci riserverà il futuro del gufetto più luppolato del sistema solare, protagonista di E.D. Phone Home? Riuscirà a fuggire dalle major della birra industriale ed a portare in salvo il luppolo segreto che trasporta? La sua Telefonata a Casa sarà arrivata in tempo per far giungere i soccorsi alieni?

Boh? Speriamo di si…

Alla prossima avventura cinefila e luppolata!