American Pale Ale - American IPA - NEIPA

Le American Pale Ale, canonizzate poco più di quarant’anni fa agli albori della Craft Revolution statunitense, sono le birre che più di tutte hanno dato vita a molteplici varianti e sottostili.

Possono essere considerate una via di mezzo fra i due stili che le hanno ispirate: la English Pale ale e la English IPA. Contraddistinte da una marcata luppolatura eseguita principalmente con luppoli statunitensi, e da una colorazione ambrata (anche se nei primi anni erano più chiare), le APA e derivati sono al giorno d’oggi le birre artigianali più conosciute e diffuse al mondo.

Trattandosi di un argomento molto ampio (che sicuramente andremo a sviluppare in futuri articoli), cominciamo subito col presentarvi le molteplici sfaccettature della Pale Ale americana.

APA: è la American Pale Ale originale. Prodotta con luppoli autoctoni degli U.S.A. (inizialmente soprattutto Amarillo e Cascade, in seguito un po’ tutti), ricorda la English Pale, ma è meno erbacea e decisamente più fruttata.

American IPA (anche West Coast IPA): stile esploso, fino quasi a perderne il controllo, durante gli anni ’90 della craft revolution americana, è una versione estremamente più luppolata e più fruttata delle tradizionali IPA inglesi, caratterizzata anche da una gradazione alcolica che comincia a farsi importante. Ancora oggi uno degli stili birrari più diffusi al mondo.

Double/Imperial IPA: variante “strong” delle American IPA, dove l’amaro estremo viene bilanciato da un corpo maltato imponente e da una gradazione alcolica poco raccomandabile.

Triple IPA: una Imperial IPA fortemente sbilanciata nella direzione del volume alcolico.

Session IPA: versione più leggera e facile da bere di una IPA. Ricorda una APA, ma più chiara, amara e secca.

Black IPA: variante scura delle American IPA, nata un po’ per gioco, caratterizzata da malti tostati bilanciati da consistenti quantità di luppolo (principalmente Cascade, infatti inizialmente venivano chiamate Cascadian Dark Ale). È stata una moda passeggera, che oggi non trova più molto riscontro di pubblico e viene ormai prodotta di rado, talvolta con ingredienti bizzarri per “svecchiarla”.

Brown/Red/White IPA: varianti sperimentali della American IPA, incentrate su un corpo maltato ibrido fra quello delle IPA e quello delle Brown Ale, Irish Red e Blanche rispettivamente. Il sapore generalmente risulta simile a quello della Ale a cui è ispirata, ma molto più luppolato. Piacevoli per bere qualcosa di diverso dal solito, ma globalmente hanno avuto la stessa sorte delle Black IPA: ogni tanto ne spunta una nuova, ma non sono più molto diffuse.

New England IPA (anche East Coast IPA): variante del nuovo millennio della American IPA, nata nel New England (più precisamente nel Vermont). È una IPA torbida (spesso detta “juicy”, perché ricorda un succo di frutta) caratterizzata dall’utilizzo di ingenti quantità di luppoli di nuova generazione provenienti dagli Stati Uniti o dalla Nuova Zelanda, che donano forti sentori agrumati e di frutta tropicale. Per intensificare l’effetto “juicy” si utilizzano lieviti particolari (primo fra tutti il Conan, che dona sentori di pesca), frutta, lattosio e cereali alternativi all’orzo maltato (segale, frumento, avena).
Queste birre hanno generalmente sapori molto fruttati, un amaro moderato ed una gradazione alcolica sostenuta.

La classificazione spesso varia a seconda di quale, fra gli ingredienti sopra citati, è più marcato nella ricetta, ma fondamentalmente i prodotti di questo tipo si possono ricondurre tutti alla precedente descrizione. Ecco alcune delle terminologie più diffuse: NEIPA/New England IPA, Vermont IPA, Hazy IPA, Juicy IPA, Cloudy IPA, Fruit IPA, Milkshake IPA.

NEPA: New England Pale Ale, ovvero una versione più “light” delle NEIPA, prodotta secondo gli stessi principi, ma tendenzialmente più beverina ed alcolicamente contenuta.

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