Berliner Weisse

Le origini della birra tradizionale berlinese sono assai incerte. La maggior parte degli autori datano le prime comparse dello stile frizzant-beverino agli inizi del XVII secolo, anche se ho reminiscenze di un articolo scritto dal compianto Michael Jackson in cui il maestro sosteneva che l’origine dello stile era da attribuire a centinaia di anni prima della comune opinione media-popolare.

Secondo il maestro la frumentina veniva posta in anfore e sotterrata. Il processo di fermentazione veniva attivato dai lactobacilli che conferiscono alla birra la sua caratteristica fondamentale, ovvero la spiccata acidità.

Trattandosi di letture alcoliche giovanili , queste informazioni possono lasciare il tempo che trovano, anche se hanno un fondo di verità… ma veniamo alla Berliner Weisse e alla sua storia più contemporanea.

Le prime notizie certe risalgono al XVII secolo, secondo le quali la Berliner era una birra di frumento frizzante e dal sapore aspro, molto simile a birre prodotte in altre città, come la Gose di Goslar e la Schweps di Wroclaw (ai tempi Breslavia).

Il suo sviluppo lo si deve molto probabilmente all’immigrazione degli Ugonotti, che nel secolo successivo emigrarono dalla Francia verso Berlino.

Manoscritti del XVIII secolo descrivono come gli Ugonotti non gradissero la birra prodotta in loco, troppo amara e corposa per i loro gusti. Visto che non gradivano neppure le produzioni vinicole locali, diedero alla nascita molte birrerie dedita alla produzione di una bevanda più consona alle loro papille gustative.

La birreria più celebre dell’epoca, ed in auge fino agli anni ’30 del secolo scorso, era la Brauerei Landré Breithaupt Flaschenabfüllung.

Queste birrerie si dedicavano principalmente alla produzione del mosto giovane, il quale veniva poi fatto fluire in botti di legno e successivamente acquistato dai rivenditori, che si occupavano della maturazione, dell’imbottigliamento e della rifermentazione in bottiglia. Questo processo ebbe luogo fino alla metà degli anni ’30, dopodiché i birrifici si attrezzarono per sviluppare tecnologie e conoscenze che permettessero di svolgere l’intero ciclo produttivo all’interno del birrificio stesso.

Questo processo di ricerca e innovazione si è protratto fino agli anni ’70, quando la Berliner Weisse è quasi totalmente scomparsa dal mercato.

Oggigiorno è uno stile riportato in voga da molti birrifici artigianali, che ne hanno però modificato il gusto originale secondo le mode e tendenze odierne.

In origine la Berlinese era una birra di frumento dal basso tenore alcolico, intorno ai 3 gradi, con un’acidità marcata data dall’utilizzo sia in fase produttiva che durante la rifermentazione in bottiglia di lactobacilli.

Per stemperarne l’acidità veniva accompagnata o servita con a fianco degli sciroppi (i più popolari al gusto di lampone o asperula) che venivano versati nell’inusuale bicchiere a coppa.

Questo conferiva alla birra gusto fruttato, dolcezza ed un aspetto più invitante, tipico di una bevanda assai diversa dalla birra.

I birrai moderni dell’epoca craft sono soliti inserire il “gusto”, ovvero il frutto con cui si desidera aromatizzare la birra, direttamente nella ricetta. Nascono così Berliner Weisse dai gusti più strani e inusuali, ma che tanto vengono apprezzate dai bevitori di tutto il globo, anche se forse gli Ugonotti avrebbero qualcosa da ridire in proposito!

Eccovi il mio consiglio spassionato: se vi trovate in quel di Berlino, in un quartiere nazional-popolare o di tendenza, appropinquatevi ad un chiosco, addentate un panozzo wurstel e crauti e accompagnatelo con una Berliner Weisse autoctona.
Per gli esperimenti gustativi trovate un’ampia selezione sul nostro sito.

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