Kölsch

La Germania è forse la nazione per eccellenza per quanto riguarda le basse fermentazioni, grazie alla forte espansione ed al grande consenso che ha riscosso tra i produttori questa tipologia di birra.

Nonostante ciò, e nonostante la nascita di diversi stili legati alla nuova epoca birraria, sparse per la Germania sopravvivono alcune tipologie di birra ad alta fermentazione che hanno resistito al dominio imposto dalle Lager.

L’esempio più calzante e rappresentativo di questo genere è sicuramente quello delle Kölsch, tipiche della città di Colonia.

La birra si presenta di colore dorato, limpida, discretamente amara e con decise note fruttate derivanti dall’utilizzo dei luppoli Spalt, Tettnag o Hallertau.

Tremendamente beverine e rinfrescanti, con un volume alcolico che si aggira intorno ai 5 gradi, fanno dell’eleganza il loro punto di forza.

Caratteristico è il bicchiere in cui vengono servite, chiamato Kölschglas, un recipiente lungo e stretto dalla capacità di 20cl, ben diverso dal classico boccale bavarese.

Folkloristico è anche il modo in cui vengono servite al tavolo, con un vassoio al quale vengono praticati dei fori per dare maggiore stabilità ed evitare incidenti di percorso.

Oggi le Kölsch sono un prodotto IGP, sebbene la loro interessante storia sia costellata di crisi che ne hanno seriamente minato l’esistenza.

Il momento più critico avvenne sicuramente durante la seconda guerra mondiale, quando la maggior parte dei birrifici della città di Colonia venne distrutto dai bombardamenti.

Prima del conflitto in città si contavano oltre 60 produttori. Al termine del conflitto ne rimasero solo 2.

A metà anni ’60 molti dei produttori ritornarono in auge, e le Kölsch tornarono ai fasti dei tempi passati.

Ai giorni nostri lo stile è conosciuto a livello internazionale, grazie anche alla reinterpretazione dello stile da parte di molti birrifici stranieri del comparto craft.

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