Birra Winter Warmer - Barleywine - Strong Ale - Scotch Ale - Old Ale

Le Winter Warmer, ovvero quelle birre che risultano ottime per scaldarsi durante l’inverno, non sono da considerarsi uno stile unico e definito. Winter Warmer è più una definizione, ormai diventata di uso comune, che raggruppa vari stili di origine anglosassone a tendenza stagionale, che risultano appunto adatti al consumo durante i mesi invernali, piuttosto che in quelli estivi.

Trattandosi di tipologie birrarie talvolta assai diverse fra loro, accomunate principalmente dall’alta fermentazione, da un corpo ben strutturato e spesso da un importante grado alcolico, cerchiamo di analizzare singolarmente i più importanti componenti di questo gruppo.

La storia del Barley Wine (letteralmente “vino d’orzo”) affonda le sue radici nell’antichità. Diciamo che i vini d’orzo hanno fatto a tratti capolino nella storia dell’umanità fin dai tempi degli antichi greci (che chiamavano qualsiasi birra “vino d’orzo”), ma il percorso compiuto da queste birre attraverso i millenni è alquanto vago e nebuloso, e la vera e propria canonizzazione dello stile è un fatto, tutto sommato, recente.

Nell’Inghilterra del 18° secolo l’invasione del mercato da parte dei vini Borgogna e Bordeaux mise i produttori birrari isolani “sulla difensiva”, e la loro contromossa fu quella di sperimentare coi vini d’orzo, invecchiati in botte, per competere sul mercato del vino e spezzare l’assedio posto dai prodotti francesi.

Circa un secolo più tardi, a “guerra del vino” conclusa, il termine Barley Wine rimase in uso per definire la birra più forte prodotta da un birrificio, ma il termine non era ancora arrivato ad identificare un vero e proprio stile ben definito.

È stato necessario aspettare un altro secolo perché i Barley Wine arrivassero ad assumere connotazioni stilistiche chiare e definite.

All’oggi ogni birrificio che si rispetti produce almeno un Barley Wine, che viene generalmente considerato lo stile birrario più elegante e raffinato attualmente esistente.

Birre “da meditazione” per antonomasia, adatte al dopocena, come il vino (buono) trovano nell’invecchiamento in cantina la loro forma ideale, ed anzi spesso è sconsigliato berle “troppo giovani”.

Hanno un colore profondo, che più spaziare fra l’oro carico, l’ambrato ed il marrone scuro, spesso con riflessi rubino. La schiuma è bianca, ed in genere ben poco persistente.
L’aroma è fortemente maltato, con sentori tostati, di caramello e melassa, ed accenni di frutta secca.
Considerando inoltre che queste birre invecchiano in botti precedentemente utilizzate per altri alcolici (di ogni tipologia, aggiungerei), ovviamente sono presenti note di legno e del precedente “inquilino” della botte.

Al palato risultano birre corpose e complesse, spesso dolci ma talvolta con un amaro ben percepibile, a seconda delle scelte produttive.

La gradazione alcolica, non sorprendentemente, è piuttosto elevata: parte da un minimo di 6-7 gradi, per arrivare senza troppo imbarazzo ai 12 o più.

Le Old Ale, chiamate Stock Ale all’inizio della loro storia (siamo nei decenni a cavallo fra ‘700 ed ‘800, o giù di lì), erano birre prodotte durante il periodo invernale, che venivano invecchiate in botte per svariati mesi e poi mescolate con le più leggere birre prodotte nei mesi estivi, per donare loro corpo e struttura. Erano, ad esempio, parte di quel blend tanto amato dai portuali londinesi che prese in seguito il nome di Porter, ma di questo abbiamo già parlato altrove, e non è il caso dilungarsi a riguardo.

Le prime vere e proprie Old Ale, prodotte in maniera specifica e con questo preciso nome, non sono poi così “old”, visto che risalgono agli ultimi anni dell’800!

In realtà il termine vuole principalmente indicare una birra inglese “vecchio stile” – quindi scura e poco carbonata – ed invecchiata, talvolta anche per anni, prima di essere consumata.

Come potete facilmente intuire, i confini che racchiudono questo stile sono nebulosi e non rigidamente marcati, ma cerchiamo di osservarne le più tipiche caratteristiche.

Le Old Ale sono, come accennavamo, birre scure, tradizionalmente invecchiate almeno un paio d’anni prima della commercializzazione, con aromi caldi e complessi, di malto scuro, caffè, cioccolato, frutta secca, caramello, melassa. Il luppolo, dopo l’invecchiamento, non è percepibile al naso, ma il suo amaro aiuta a bilanciare i tratti dolci e speziati di queste birre.

Il corpo è pieno e robusto, talvolta con punte acidule e lattiche, la schiuma inesistente ed il volume alcolico si aggira generalmente intorno ai 6 gradi, ma in svariate interpretazioni può anche arrivare a toccare i 9.

Le Strong Ale, che possiamo a loro volta suddividere in British e Scotch, erano sostanzialmente una versione più forte delle Old Ale. All’oggi il termine copre un ampio campo di prodotti birrari, caratterizzati principalmente da una gradazione alcolica importante, nella fascia dei 7-8 gradi.

Le British Strong Ale sono solitamente birre di colore ambrato carico, con aromi dai toni caldi, un corpo strutturato ed un buon equilibrio fra l’amaro del luppolo ed il dolce del malto.

Le Strong Scotch Ale sono birre ramate o brune, dal corpo molto pieno e dal forte carattere maltato e caramellato, spesso con leggere note tostate o affumicate. Di solito piuttosto dolci al palato, con un po’ di luppolo ad equilibrare il tutto.

Leggi tutto

Leggi meno