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“The Good is oft interred with their bones… But the evil that men do lives after them…”

“The Good is oft interred with their bones… But the evil that men do lives after them…”

Oggi potrebbe essere un buon giorno per bere un’IPA, ma invece abbiamo deciso di raccontarvi la storia di Hello (Ok, stiamo anche bevendo qualcosina, ma non è questo il punto).

“Hello” è uno dei tanti nomi con cui è stato chiamato, nel corso della sua vita, un giovane aspirante chef che dalla provincia ha deciso di avventurarsi nella grande città per affermarsi e diventare una delle Food-Star più rinomate ed apprezzate del panorama culinario mondiale.

Hello, diminutivo di XXXXXXXX (non lo possiamo dire per motivi di privacy, ma sappiate che è lo stesso di uno degli angeli più famosi del Nuovo Testamento), nasce in un piccolo sobborgo della Pianura Padana noto soprattutto agli estrosi della tavolozza per la sua toponomastica sanguinolenta.

Fin dalla giovane età il nostro eroe ha nutrito il sogno di diventare un grande chef, e tra un dispetto fatto alla nonna ed uno alla cugina, il “Divin Codino” (altro soprannome di Hello) si è sbizzarrito nella cucina di casa, aiutando i genitori nella realizzazione di pietanze tradizionali della sua terra.

Dopo alcune esperienze all’estero, e più precisamente nei Gulag siberiani ed alla corte dell’aristocratico pornoattore Conte Vladimir l’Impalatore di Trans-ilvania, è giunto a servire pasti alla mensa dei poveri di Plzeň in Boemia.

Proprio in quest’ultima circostanza, terminata una giornata devastante di lavoro, il giovane Hello si avventura in un nuovo territorio, a lui sconosciuto fino a quel momento, che cambierà profondamente la sua vita e la sua visione del mondo. Dopo averci camminato dinnanzi varie volte finito il turno di lavoro, decide infatti di varcare il nero cancello che fino a quel momento lo aveva così tanto spaventato. Oltrepassatolo si ritrova in un ambiente angusto e fumoso, dove uomini e donne dal fare lascivo tracannano una sostanza a lui sconosciuta. Incuriosito dalla situazione, decide di provarla e ne rimane estasiato. Hello, per la prima volta nella sua vita, ha sorseggiato quella che gli abitanti del posto chiamano “Fonte Primaria”, anche conosciuta nell’idioma locale come Plsnr Rqll.

Dopo questa esperienza mistica, che ha aperto nuovi orizzonti di sapore al nostro giovane eroe, Hello decide di rientrare nella sua città natia. 

Inizia così la sua nuova avventura come lavapiatti (da qualche parte bisogna pur ripartire) in una piccola locanda gestita da un tetro oste e dalla sua consorte. In questa occasione il giovane Hello comincia a mettere in pratica, sgraffignando quando può ingredienti dalla dispensa, tutte le esperienze accumulate durante i suoi viaggi, unendo dunque le sue conoscenze birrarie e culinarie.

Da lì a poco Hello, grazie alle sue doti messe in evidenza dal lavoro in taverna, viene a sua insaputa notato da un grande chef infernale (ManuHell), che lo convoca presso il ristorante del suo Girone, Hell’s Square.

La strada del giovane Hello sarà da quel momento tutta in salita, ma il futuro gli darà grandi soddisfazioni… al misero costo della sua anima!

L’esperienza nella cucina infernale si rivela più ardua ed estrema del previsto: turni massacranti terminati con ore ed ore di pulizia di pentole e stoviglie incrostate, poche ore di sonno spesso trascorse nel fetido sottoscala del locale, mutilazioni, atti di nonnismo e chi più ne ha, più ne metta. Tutto ciò non frena la voglia di emergere e di affermarsi del giovane Hello, ormai conosciuto come Alessio (per i demoni della cucina il suo vero nome risulta infatti impronunciabile) o “Nano” (si sa, i diavoli non sono gentili quando c’è da far notare a qualcuno i propri difetti).

I suoi rari momenti di pace Hello li passa davanti al bancone di un pub, in cui si rifugia dopo il lavoro per scoprire cose sempre nuove sulla birra parlando col publican e con altri clienti appassionati, e proprio qui finisce un giorno a bere la “I Love You With My Stout”, birra che lo stimola talmente tanto da decidere di utilizzarla in cucina, ad Hell’s Square.

Il piatto che giunge a ideare è un sandwich di panfocaccia farcito con lonza di maiale (marinata nella birra di cui sopra) ripiena di spinaci e mozzarella, cotta a bassa temperatura con spinacino saltato al burro chiarificato e scorza di limone di Sorrento, pomodorini secchi, ricotta salata e mozzarella julienne.

Roba da grandi chef, questo è certo!

Subito apprezzato da tutta la clientela, il piatto diviene ben presto un must nel menù di Hell’s Square, ed il nostro Hello decide di chiamarlo “The Evil Dwarf”, Evil in onore del birrificio produttore della “I Love You With My Stout” (Evil Twin) e Dwarf come uno dei tanti soprannomi affibbiatigli dai demoni della cucina.

L’avventurosa storia del giovane Hello non finisce qui, ma ora parliamo anzi di birra, che è quello che più ci interessa.

Come è stato nel caso del buon Hello, che ha nominato il suo piatto in base alle  avventure ed esperienze che lo hanno ispirato per la creazione, così molto spesso accade in ambito culinario e birrario che i nomi di piatti o di birre siano scelti prendendo come spunto storie, personaggi, canzoni e film cari a chi ha inventato il nuovo prodotto.

Se in campo culinario il caso del Maestro Bottura ne è un esempio lampante, in ambito birrario lo è ancora di più quello del Gemello Cattivo (anche se lui non si definisce così) Jeppe “Peppino” Bjergsø.

Il Peppino danese è infatti famoso in tutto il globo non solo per la sua stravaganza e duttilità in materia, ma anche per i nomi molto originali, fantasiosi e spesso bizzarri coi quali battezza le sue creature.

Se con la prima nata “Even More Jesus” aveva creato scalpore nei più bacchettoni, essendo andato ad inondare di profanità un argomento sacro, (come Jeppe stesso chiarisce sull’etichetta “…è successo qualche volta che una birra molto apprezzata si trasformasse da mortale a divinità. Per fare ciò deve essere disponibile in quantità limitata e, cosa più importante di tutte, deve avere il sapore della rarità”), con la “I Love You With My Stout” ha superato il mistico ed il profano copiando la sua stout più acclamata. La label di quest’ultima dichiara infatti: “quando ho copiato la famosa Even More Jesus mi sono chiesto, in quanto artista… perché lo sto facendo? Non ne avevo idea, fu un istinto che riguardava la birra in quanto forma pura, nel senso che questa stout è una metafora di libertà. La somma di tutte le bellezze che mi circondano”.

Le spiegazioni a queste surreali creazioni del Divin Peppino possono essere molteplici: la prima è che sia la moglie, di professione copywriter, a dare i nomi alle birre, la seconda la troviamo nuovamente nelle parole di Jeppe: “sono diverse ma ispirate l’una all’altra. La I Love You è prodotta in un altro birrificio ed in quantità maggiori. Abbiamo dovuto adattare la ricetta ai nuovi impianti, e siccome la birra non è esattamente la stessa, anche se molto simile, le abbiamo dato un nuovo nome.”

Da qui in poi è stato tutto un excursus di nomi assurdi, spesso impronunziabili o di difficile memorizzazione, che hanno creato delle vere e proprie series birrarie a puntate, come la Imperial Biscotti (Break, Mexican Cake Break, Chili Hazelnut Break, Bourbon Maple Syrup Barrel Aged), la Even More Jesus (Coco Jesus, Pecan Pie Jesus, Even More JCS), la serie dedicata all’alfabeto (A is for Apricot, C is for Cherry F is for Fruit Salad, H is for Hops), la serie Molotov (Cocktail, Lite, Heavy, Surprise) e la serie Bodega Smoothie (Chuck Berry Twister, Tropical Illusion, Not So Dry January Mango Guava).

Una cosa è certa, Mr. Bjergsø una ne pensa, cento ne fa e ad ognuna trova un nome di grande impatto.

Che Jeppe sia il prossimo Trump d’America? Aspettiamo a vedere se farà uscire una “Make Craft Brewing Great Again!”